Una rubrica tutta nuova:
ogni mese una memorabile storia di vita di abitanti della Valle Maira
personalmente intervistati da Alberto Burzio, scrittore e appassionato di cultura locale.

giovanna brunaGiovanna e Giuseppe,
un grande amore
che dura da una vita.

Vivono insieme da una vita e sono felici di avere condiviso
le loro lunghe esistenze. Giuseppe Bonetto è nato il 20
gennaio 1931 in borgata Villar, la moglie Giovanna Martino è nata il 4 giugno1932 al Colletto di mezzo.
Oggi vivono a borgata Roccia di Sampeyre.


La montagna viva

Cosa facevano i vostri genitori?

Giovanna: "Lavoravano la terra ed avevano quattro bestie".
Giuseppe: "Anche i miei lavoravano la terra, mio padre era diversamente abile e per 25 anni aveva anche tenuto la bottega di commestibili di Villar".

Come era la montagna quando eravate bambini?

"C'era un mucchio di gente, c'era tanta allegria mentre oggi, invece, purtroppo non c'è quasi più nessuno. La gente era solidale, le case erano tutte aperte."

Ricordate le veglie?

"Certo! Ci trovavamo nelle stalle, i bambini erano messi sulla paglia, si giocava, si ascoltavano le storie, si cantava insieme. Ma le masche erano un modo per tenere i ragazzi a casa di sera!"

I vostri giochi da bambini?

Giovanna: "Giocavo con tutte le scatole di legno che trovavo, non c'era altro".
Giuseppe: "Ho giocato poco, quando avevo 8 anni andavo già a mungere due pecore tutte le mattine. Poi a servire la Messa a Villar. Andavo a casa, mangiavo qualcosa e poi andavo a scuola. Di pomeriggio al pascolo. Andavo a prendere l'acqua alla fontana per le mucche. Poi facevo i compiti e mangiavo ia cena".

Avete conosciuto la fame?

"No, il pane nero, il latte, il formaggio e la polenta c'erano".

Gli spari e le SS

Che ricordi avete della guerra?

Giovanna fa fatica a parlare: "Ricordo quel giorno che sono arrivati i partigiani alla nostra
baita, ho sentito sparare e ho creduto che avessero ucciso la mia mamma! Ricordo ancora adesso lo spavento e i pianti che ho fatto... per fortuna non era vero. Le SS avevano ucciso una donna a
Villaretto e facevano paura".

Giuseppe: "Un fatto strano accaduto. 4 o 5 tedeschi erano arrivati a Villar con un cannoncino. Chi l'azionava era ubriaco fradicio e sparava all'impazzata nei boschi e nei campi, su ogni cosa che si muoveva... quanta paura! Le guerre sono una cosa bruttissima, ma le fanno per sporchi interessi economici. Posso dire tutti i nomi dei montanari di Villar partiti per la Russia e non più ritornati."

Che lavori ha fatto Giuseppe nella sua vita?

"Tanti. Ho lavorato la terra, con Giovanna (a casa per occuparsi dei nostri figli Sergio, classe 1957 e di Fausto, classe 1966) siamo stati a Torino dal 1962 al 1980, dove ho lavorato prima in un sacchettificio
e poi ho fatto il capoturno in una raffineria di grassi. Poi siamo tornati a vivere qui a Roccia, dove stiamo bene".

Col mulo alla baita

Dove vi siete conosciuti?

"Ci siamo conosciuti da bambini, andavamo a scuola insieme. Da ragazzi ci siamo innamorati, è stato bellissimo, eravamo giovani. Ci siamo sposati a Villar davanti a don Isoardi il 24 aprile 1954".

E il viaggio di nozze?

"Ci siamo sposati di sabato, festa ancora di domenica e poi di lunedì su con il mulo alla baita!".

Chi comanda fra voi due?

Giovanna ride divertita: "Lui porta i pantaloni, mà io anche! Noi dialoghiamo sempre".

Il segreto per far durare i matrimoni?

"Volersi bene, dialogare e rispettarsi sempre. Soffriamo nel vedere la grande facilità con la quale si sfasciano le famiglie, i giovani non sono più abituati ad affrontare le difficoltà e questo succede anche per colpa dei genitori, che li hanno educati male".

La vostra famiglia?

"Sergio fa l'allevatore, Fausto il cantoniere, abbiamo una nipotina, Sofia, che ha 4 anni ed è bravissima. Siamo molto contenti della nostra famiglia".

Credete in Dio?

Giovanna: "So che Dio c'è e io lo prego, anche da casa. Gli orari delle Messe non sempre sono comodi".
Giuseppe: "lo credo in Dio, ma non ai preti. Ricordo quel parroco di Sampeyre, in quegli anni era l'unico ad avere l'auto. Mia padre faceva fatica a camminare e stava andando a piedi in municipio: il prete è passato con l'auto, ma non si è fermato. Un po' più oltre c'erano tre donne, e le ha caricate sull'auto ... i preti non vivono sempre il Vangelo".

Cosa pensate della morte?

Giovanna: "So che arrivera, spero di poter riabbracciare i miei cari".
Giuseppe: "Nessuno è tornato indietro per dirci cosa c'è dopo".

Il mondo, che schifo

Il mondo di oggi?

Giuseppe: "È uno schifo. La gente è diventata egoista e non conosce più la solidarietà."
Giovanna: "Non mi piace proprio. I soldi hanno rovinato tutto".

Il futuro della montagna come lo vedete?

"Male. La montagna è il nostro mondo. Ma oggi gli aiuti arrivano ai margari forestieri e non ai residenti,
e questo non va bene. Allevare le bestie non rende più ma le spese ci sono. Si lavora molto e si guadagna poco".

Giuseppe, sposerebbe di nuovo Giovanna?

"Sicuramente! È di poche parole, ma è un gioiello prezioso. Anche se urla, quando è arrabbiata".

E lei Giovanna?

"Certo che sposerei di nuovo Giuseppe! È una brava persona, anche se a volte un po' "testun". Ci capiamo al volo e siamo felici di essere qui".

Alberto Burzio (Barba Bertu)


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